Creativi si nasce o si diventa?

Qualche anno fa mi chiesi cosa fosse la creatività e soprattutto se fosse una dote innata.

Da ragazzina pensavo che per essere un buon pubblicitario dovessi essere creativa, essere una buona disegnatrice e un’ottima scrittrice.

Mi chiedevo anche come potessi essere tutte queste cose insieme, come si può saper disegnare e al tempo stesso riuscire a scrivere contenuti e per concludere avere idee geniali.

Come tanti pensavo che, per quanto mi fossi impegnata, forse non sarei mai riuscita a fare questo lavoro. Vedevo film americani in cui i pubblicitari venivano rappresentati come dei genialoidi hipster un po’ fuori dalle righe e guardandomi mi sentivo molto più una normalissima studentessa affascinata dal mondo dell’ADV e vicina a quel mondo patinato visto sul grande schermo.

L’ispirazione di Edward De Bono

Un giorno, cercando un libro di narrativa in Feltrinelli, fu un libro in particolare ad attirare la mia attenzione: “Essere Creativi”.

Pensai si trattasse dell’ennesimo libro che mi ricordava che creativi si nasce, pensavo che in questo libro ci fosse qualche “termometro” della creatività e iniziai a leggerlo certa di poter misurare quanto fossi adatta ad un mondo che mi sembrava incredibilmente vicino ma troppo complicato da raggiungere. 

Mi apparve subito chiaro che la creatività è una “forma di pensiero”, non un cromosoma del nostro DNA e, soprattutto, che non esiste un termometro di creatività.

Da quel momento ho suggerito a chiunque la lettura di questo libro di Edward de Bono.

Il libro parte dall’assunto che la creatività non è una dote innata, ma ci si può arrivare con tecniche e studi, sviluppando quello che l’autore definisce il “pensiero laterale”.

Si abbandona il pensiero selettivo per crearne uno generativo, non più un pensiero sequenziale ma uno esplorativo.

Ho iniziato ad esercitarmi e a provare, integrando le due forme di pensiero, i risultati sono stati divertenti e affascinanti.

 Questo articolo vuole essere un consiglio, così come quello che ho dato ai miei colleghi e amici, le idee possono nascere non solo in maniera fortuita: “Non dobbiamo stare seduti passivamente sotto un albero aspettando che ci cada una mela in testa” per capire e scoprire la legge di gravità.

Le idee possono essere sistematizzate, associazioni, stimoli e fantasia possono dar vita al pensiero laterale tanto narrato.

Il pensiero laterale è una forma strutturale di creatività che può essere usata in modo sistematico e deliberato.

Allora perché non esercitarsi e giocare

Solo dopo aver letto il libro mi è apparso subito chiaro che potevo provare a lavorare sulle mie idee, ogni persona con cui lavoravo doveva provare a stimolare questa forma di pensiero.

Per essere un buon pubblicitario non dovevo essere tutte quelle figure insieme, piuttosto dovevo individuare un solo campo di applicazione e stimolare la mia mente ad allontanarsi da una percezione tradizionale delle cose.

Dovevo creare una relazione sinergica tra un designer, un copywriter un art director, immergendoli non nel classico brainstorming ma in una veleggiata in mare aperto, un brain sailing, un processo intenzionale e controllato, capace di farci cambiare rotta piuttosto che essere sbattuti in una tempesta.

 

 

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